Ernesto Bazzaro
Ritratto equestre del generale Manfredo Fanti
bronzo, 78 x 46 x 24 cm
Iscrizioni sulla base: “Bazzaro E”; “Bozzetto Concorso Monum. Mdo Fanti”.
Manfredo Fanti (1806-1865) fu una figura di primo piano del Risorgimento italiano.
Dopo un lungo esilio trascorso a combattere in Francia e soprattutto in Spagna, dove si segnalò per le sue doti di valoroso condottiero, nel 1848 rientrò in Italia e prese a scalare rapidamente le gerarchie dell’esercito piemontese ottenendo importanti successi sia nella prima che nella seconda guerra d’indipendenza che gli valsero la nomina a Ministro della Guerra. Nel 1860 Cavour gli ordinò di ricongiungersi coi Mille e condusse le truppe alla conquista delle Marche e dell’Umbria spingendosi fino a Napoli. Terminato il suo lavoro sul campo, Fanti venne incaricato di riorganizzare i ranghi dell’esercito, con l’incorporazione delle milizie appartenenti alla Lega dell’Italia centrale e delle truppe borboniche. Il 4 maggio 1861, a Torino, il Fanti proclamò davanti al Parlamento la costituzione dell’Esercito Italiano.
Agli albori del Novecento, gli abitanti di Carpi, la sua città natale, decisero di dedicare un monumento alla sua memoria. Fu così indetto un concorso per scegliere l’artista che avrebbe dovuto dare compimento al progetto.
Ernesto Bazzaro vi partecipò. Una fotografia dell’epoca ritrae il bozzetto in gesso del tutto identico alla nostra versione in bronzo che, come si legge nell’iscrizione posta sulla base, lo scultore presentò alla commissione. Una replica sempre in bronzo è conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Il nostro ritratto esprime un linguaggio formale che risente degli esiti innovativi raggiunti da Giuseppe Grandi, il quale aderì al movimento della Scapigliatura milanese riuscendo a tradurre in scultura le ricerche luministiche dei pittori Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. La figura del generale risalta per un vibrante pittoricismo plastico ottenuto dalla particolare riflessione della luce sulla superficie sfaccettata e irregolare. Anatomicamente perfetta è la struttura del cavallo, che si erge fiero e imponente, conservando quel nervoso dinamismo che caratterizza tutta l’opera.
Bibliografia: Mostra postuma degli scultori Ernesto Bazzaro – Eugenio Pellini, Milano 1940, p. 62, n. 45 (fig. a pag. 19); G. Bologna, Museo del Risorgimento e di Storia Contemporanea, Milano 1975, p. 67, n. 548; M. Magni, Ernesto Bazzaro (1859-1837). Uno scultore tra committenza pubblica e privata, Milano 1986, p. 77, fig. n. 31.

