Tommaso Bigatti
Decorazione neoclassica
1820 circa
Tempera su pergamena, 28 x 51 cm.
Con l’avvento della Restaurazione, che sancì la fine di un periodo assai burrascoso per l’Europa, l’Italia tornò ad essere la meta privilegiata dei viaggiatori stranieri. E Roma rimase una tappa assolutamente imprescindibile negli itinerari del Grand Tour. Da qui, amatori e collezionisti se ne andavano raramente a mani vuote. Troppo forte era il desiderio di trasferire nel paese d’origine una testimonianza di quella che per molti doveva rimanere un’esperienza irripetibile. Si sviluppò così un particolare settore artistico quasi esclusivamente dedicato ad accontentare tali esigenze.
Tra gli artisti più apprezzati attivi in questo tipo di produzione c’era sicuramente Tommaso Bigatti, la cui fama superò l’oceano approdando negli Stati Uniti insieme a una serie di miniature che l’americano Charles Devon acquistò durante un viaggio a Roma nel 1823 e che sono state recentemente proposte dalla Galleria Sayn-Wittgenstein di New York. Rimane a maggior ragione incomprensibile come la sua vita e la sua attività siano rimasti finora inesplorati.
Fortunatamente “parlano” le sue opere, che esprimono una cifra stilistica inconfondibile: di dimensioni mai troppo grandi anche per facilitarne il trasporto, spesso incorniciate sotto vetro per preservare l’integrità della preziosa tecnica a tempera su pergamena, i fogli di Bigatti proponevano principalmente immagini tratte dalle pitture pompeiane, da affreschi o dipinti antichi, oppure vedute di Roma, circondate da un trionfo di grottesche e fregi inseriti in eleganti partiture architettoniche. In particolare, l’opera che qui presentiamo si distingue per la bellezza delle tre figure allegoriche che supera di molto lo standard qualitativo dell’artista, tanto da far pensare all’intervento della mano di un maestro. Se così non fosse, saremmo certamente di fronte al capolavoro di Bigatti.
Bibliografia: “A Soggetto Romano”, catalogo della mostra, n. 46, Roma 2004.

